Quite Verbatim

il blog dell’amante

precisazioni, ovverosia: un ipotetico, antico indice

Gli ultimi dei primi.

1.1. Il concetto di Normalità è sostanziato dalla sua fondante ricorsività .

1.2. Esiste un “Modello di Dignità” col quale gli individui sono costretti a confrontare il loro processo di identificazionei. (Pasolini)

1.2.1. Attraverso un meccanismo speculare, un ragionamento tautologico, la misura del grado di identificazione al Modello di ciascun individuo diventa equipollente alla categoria del Normale.

1.2.2. Mi sembra che il ragionamento funzioni all’incirca in questo modo: se io sono il modello e il modello è buono, allora io sono buono, cioè sono la Norma – ciò cui solo è desiderabile assomigliare – in contrasto sostanziale con tutto ciò che non è me; oppure: io sono questo, tutto ciò che è fuori dal modello non è dignitoso allora tutto ciò che è come me è normale (è evidentemente anormale desiderare ciò che non è dignitoso).

1.2.2.1 La differenza tra Buono e Dignitoso sta nell’apparente eliminazione del giudizio morale insita nel secondo termine rispetto al primo.

2. I contorni di questo Modello sono storicizzati; fluttuano, sono più o meno sfumati a seconda del luogo storico geografico, intellettuale del suo manifestarsi.

2.1. Il comportamento sessuale non è il prodotto automatico dell’azione di desideri sovraim­posti e di leggi più o meno permissive sulle pulsioni istintuali. E’ soprattutto la piena con­sapevolezza del come e la percezione e l’attribuzione di valore dell’esperienza che si sta facendo. (Foucault)

3. Il processo viene misurato dal grado di assimilazione dei parametri di comportamento persona­le e collettivo ad un certo numero di paradigmi.

3.1. L’attività di giudizio, che implica sempre la costruzione di scale di valore assolute con­formi agli standard assunti, genera, per poter sussistere, meccanismi di espulsione più o meno palesi e violenti.

3.1.1. Questi meccanismi di difesa, spesso irrazionali, della propria scala di valori sono indispensabili a mantenere e rafforzare l’identificazione stessa.

3.1.2. Questi meccanismi sono alla base di qualunque tipo di razzismo e dell’Accademia.

3.1.2.1 Non è possibile ad un tempo omologarsi al modello – assumerlo come im­magine in qualche modo rappresentativa del proprio essere – e sfuggire ai mec­canismi di esclusione (razzismo) e di controllo automatico che esso produce.

3.2. La scelta dei parametri e l’identificazione dei paradigmi di standard ha un’importan­za pari a quella della rilevazione del fenomeno stesso ed alla sua descrizione; l’osservazio­ne delle interazioni tra parametri e paradigmi indica l’esistenza di un fenomeno di identi­ficazione pur non descrivendolo completamente.

4. E’ in atto, in molte , un processo di identificazione con l’attuale Modello di Dignità.

4.1. Questo processo e le modalità della sua attuazione inerisce strettamente alla percezione della propria omosessualità diversità (grado di consapevolezza) e non può essere considerato acciden­tale.

5. Il ragionamento sotteso nel caso della diversità sessuale presenta gli stessi elementi di 1. disposti al contrario: dato che io sono così (omosessuale) e voglio essere (considerato) normale, allora devo identificarmi con il Modello di Dignità corrente.

5.1. Anche questo è un ragionamento di carattere tautologico.

5.2. Anche questo ragionamento rafforza i meccanismi alla base del razzismo e dell’intolle­ranza ed è, quindi, in sostanziale disaccordo con gli interessi del singolo dei froci (forse non con quelli dei “gay”) e con lo specifico sessuale omosessuale (ammesso, e non concesso che una tale specificità esista).

.

5.2.1. L’espressione di uno “specifico omosessuale, ancorché ipotetica e fin ora indimostrata, identifica un complesso di concomitanze significative del manifestarsi attuale e stori­co dell’agire della sessualità di un singolo deviante dal comportamento mediodella figura del gay di cui un insieme di fattori sociologici, psicologici, antropolo­gici e culturali potrebbero costituire la rete di concause.

5.2.2. “Omosessuale” e “gay ” sono due segni con un campo semantico non coincidente; d’altra parte, “specifico” mi appare una categoria appartenente più al cluster di gay e parlare dello specifico gay sarebbe sin troppo semplice ed immediato. Questa è la prima e forse più grande difficoltà.

5.3. Non si cerca di trasformare il mondo etero ma lo si rassicura dicendo: “non abbiate paura, noi siamo come voi, abbiamo gli stessi sentimenti e gli stessi bisogni (reali o fittizi che siano), e la vostra stessa voglia di consumare”.

6. Questo fenomeno è descritto da almeno tre paradigmi fondamentali.

6.1. Il PARADIGMA ESTETICO:

6.1.1. Plastificazione: la bellezza corrisponde ai canoni dei modelli e delle riviste: viene proposto un unico modello di bellezza maschile (e femminile)in opposizione significativa con tutti gli altri possibili, dando luogo ad un processo di unificazione-monopolio che ben presto, essendo l’unico proponibile, smette il carattere di contingenza per assumere quello di necessità (razionale); proporzionalmente con il suo dilagare, questa Immagine viene sempre più allontanata dal Reale (quanto più i modelli sono belli tanto più sono irraggiungibili; forma di controllo e di proibizione molto raffinata: eros e sesso sono impraticabili e lontani tanto più sono ostentati e dilaganti nelle forme previste dal canone; l’ideale sommo di bellezza viene rapito in un utopia passatista o demagogica).

6.1.2. L’età: il modello prevede che la categoria di Bello sia applicabile solo ad una particolare età dell’essere umano – la gioventù – e ne stabilisce la non applicabilità a tutte le altre sottraendola alla dimensione temporale e legandola in modo esclusivo all’aspetto fisico.

6.1.2.1 I meccanismi di fondo di questo modello stabiliscono una identità sostan­ziale tra Bello (fisico) e Desiderabile; è il simmetrico dell’isteria contraria che poneva l’identità tra Desiderabile e Bellezza Interiore soprattutto per le ragazze (…un marito non è importante che sia bello, deve essere un buon padre di famiglia, rispettoso, fedele…e tutte le qualità di bellezza interiore possibi­li e accettate).

6.1.3. Il fenomeno di spostamento del desiderio sul piano del ricordo, caratteristico dell’omosessualità, [potrebbe] facilitare l’adesione a questo paradigma.

6.2. Il PARADIGMA RELAZIONALE:

6.2.1. I meccanismi che regolano le relazioni uno-uno non vengono discussi si assumono i comportamenti superstiti della tradizione come di per se appaganti affermando che non è necessaria su di essi alcuna riflessione. Le teorizzazioni che presentano risultati contrari non sono prese in considerazione (per esempio le teorie post ’68).

6.2.1.1 Hocquenghem è un esempo di teorizzazione completamente cancellata e non sostituita.

6.2.2. Vengono eliminati e rifiutati alcuni comportamenti, costituiti a priori come de­vianti o coatti. La sessualità a pagamento ha come unica spiegazione la povertà, il bisogno o l’indigenza di chi si vende. Non si ritiene necessario indagare sinceramente il legame tra omosessualità e prostituzione o promiscuità se non attraverso la catego­ria della estraneità degenerativa (un omosess. che fa queste cose è nevrotico o represso a causa della pressione sociale).

6.2.2.1 Storicamente i fenomeni della prostituzione e della promiscuità sessuale essendo legati all’omosessualità – anche se non esclusivamente ad essa – in qualche modo devono essere considerati descrittivi del fenomeno gay, ad essa pertinenti intrinsecamente.

6.2.3. Parallelamente si stabiliscono che la coppia omosessuale deve avere gli stessi meccanismi di funzionamento della coppiadi quella etero. Quando ciò non avviene è a causa di pressioni sociali che opprimono l’individuo l’omosessuale e non per una sua possibile diversa con­formazione affettiva. Fedeltà e monogamia sono assimilati in quanto valori assoluti, comportamenti garanti di per se dell’appagamento personale e non discussi come sin­tomi che necessitano di spiegazioni anche per la coppia standardetero. La difficoltà di stabi­lire relazioni durature tra omosessuale è spiegata solo in termini di mancanza di possibilità di farlo e mai come risultato di una possibile diversità nella topologia del sentimen­to; ammesso che gli eterosessuali si sposino perché a loro connaturato e non imposto come pre­ciso soddisfacimento di una pressante richiesta sociale.

6.2.4. Le relazioni uno/molti-molti/uno sono determinate da un principio di “metonimia” che da luogo a due fenomeni contrastanti ma complementari, tendendo entrambi alla costituzione di gruppi di identificabilità univoca (etichettatura).

6.2.4.1 Omo/logazione: ciascun gruppo tende a sentire come simili solo gli indi­vidui con determinate caratteristiche e a creare tra di essi l’aspettativa di un’intesa perfetta in virtù dell’appartenenza allo stesso gruppo. La sete di uguaglianza senza macchia fa nascere, all’insorgere di una qualsiasi divergen­za, l’esigenza di costituire un nuovo gruppo che si pone come sottoinsieme del precedente e costituisce la differenza come discriminante.

6.2.4.2 Questo è un processo ricorsivo

6.2.5. Espulsione: in virtù del fenomeno precedente ciascun gruppo espelle dal proprio interno tutti gli elementi che ne impediscono la completa omologabilità con il gruppo di cui è sottoinsieme; solo a volte permettendogli di formare a loro turno altri sottoin­siemi del sottoinsieme. Perciò tra gli omosessuali ci sarà il gruppo dei leather, quello delle lesbiche, il gruppo degli orsi, i cattolici; ma non i pedofili (che semmai costitui­ranno un sottoinsieme dei maniaci sessuali)

6.2.5.1 Il risultato della combinazione di questi principi è l’impermeabilità di ciascun gruppo rispetto all’altro. Ciò permette di domare e controllare funzio­nalmente le proprietà destrutturanti della diversità.

6.2.5.2 Piuttosto che favorire la miscelazione di elementi diversi che influen­zandosi reciprocamente modifichino le proprietà di ognuno e ne abbasssino la pretesa assolutista si crea una serie, potenzialmente interminabile di universi paralleli che rafforzano con la rispettiva esistenza i confini reciproci. L’incontro casuale di due o più di questi diversi universi ha esiti paragonabili a quello tra una particella e la sua anti-particella.

6.3. Il PARADIGMA dell’IMMAGINE:

6.3.1. il “Bello” categoria nella quale, o per mezzo della quale, è orami impossibile distinguere tra parola e essere; meglio, luogo nel quale si annida attualmente la infida confusione tra logos e essere, diviene mito nel senso omerico di «parola, discorso» ma anche «progetto, macchinazione».

6.3.2. Analogamente si costituisce il mito del “gay è innocuo”,

6.3.3. così come quello dell’ “gay è uguale”

6.4. Questi tre paradigmi sottintendono un unico modello che, a prescindere dal funziona­mento dei particolari, è orientato verso la creazione e la stabilizzazione di un canone “totalitario” e “irreale” – dove i due termini sono in contrapposizione a predominante e pos­sibilistico. Si crea il personaggio del “buon artigiano”;

6.4.1. Nel senso che: le scale di valori presentate dal modello assumono il carattere di razionalità (non è ragionevole pensarla in modo diverso) e di assolutezza (i valori proposti sono spacciati per assoluti cioè devono non mostrarsi o apparire dipendenti dal sistema culturale o di costume che li ha prodotti).

6.4.1.1 Condizione necessaria e sufficiente perché ciò avvenga è all’adesione al modello.

7. La potenza – e di riflesso, a mio avviso, la pericolosità – del modello, cioè la sua capacità di ot­tenere consenso, è direttamente proporzionale a:

7.1. i suoi strettissimi legami con le leggi di mercato

7.2. la sua capacità di indurre consenso (tollerabilità) – io direi meglio auto-invisibilità – per chi vi aderisce;

7.3. La sua capacità di proporre schemi il più possibile neutri (discorso sui generi; per es., per omosessuali e lesbiche, schemi di virilità sempre più – posticciamente e surrettiziamente – femminilizzati o schemi di femminilità sempre più slegati dalla storicizzazione della loro tradizionale ).

8. L’attuale processo di omologazione ha caratteri del tutto nuoviidentificazione è un fenomeno nuovo per il mondo gay nella storia occidentale.

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